ALEX SHIGO e l’ arboricoltura moderna

“Un albero è molto di più di un semplice pezzo di legno morto” dice Shigo ”..gli alberi sono esseri viventi..” continua. Vogliamo partire così, con una delle tante affermazioni di quello che è definito “il padre della moderna arboricoltura”.

Ma andiamo con ordine, Shigo nasce nel 1930 in Pennsylvania, rivolge il sui interesse allo studio delle scienze biologiche; assistente di laboratorio prima e ricercatore dagli anni ’60, entra poi a far parte dell’US Forestry Service dedicandosi alla patologia vegetale. 

Durante gli anni di ricerca si approccia a un nuovo strumento di lavoro: la motosega.

Testi e modelli cartacei vengono considerati ormai obsoleti e sostituiti da questo strumento per approfondire lo studio degli alberi, per dissezionarli, osservarli, studiarli e comprendere il loro reale funzionamento in caso di lesioni e patologie. Grazie ad un attento lavoro analitico, Shigo riesce ad effettuare numerose scoperte, scrivendo oltre 300 pubblicazioni scientifiche, libri e articoli, tenendo seminari, conferenze e workshop.

Nel 1988 arriva per la prima volta in Italia, su invito di Daniele Zanzi, partecipando al

Convegno Internazionale “Nuova prospettive in arboricoltura”

nella città di Varese, considerandola da quel momento la sua seconda casa.

Le scoperte importanti? Difficile sintetizzarle in poche righe ma il lavoro fisico e lo studio lo portano a formulare il modello CODIT, cioè la compartimentazione. Il legno non è una massa morta, ma un essere vivente in grado di reagire all’invasione di agenti esterni attraverso le zone di reazione, chiamate barriere. Questa teoria è considerata il pilastro base della moderna arboricoltura che non è solo un fatto scientifico, bensì culturale e filosofico.

Il capire rende le cose difficili semplici”.

Shigo, ci svela come l’uomo fosse completamente all’oscuro di quello che, dopo di lui, sarà considerato il “sistema albero”. Ci fa capire quanto l’essere albero sia evoluto e che tutti gli errori commessi nella cura di queste piante siano imputabili a una mancanza di cultura e conoscenza.

Capire il funzionamento del sistema albero, porta le persone a prendersi cura di una forma di vita che permette il benessere e l’evoluzione personale dell’uomo stesso.

Le operazioni dannose che l’uomo effettua tutt’oggi sulle piante, secondo Shigo, danneggiano sia l’essenza arborea, sia chi esegue tali interventi. Insegnare e spiegare le moderne tecniche agli operatori del verde permette una sopravvivenza dignitosa alle piante.

La moderna arboricoltura vuole insegnare ad usare il cervello così come si usano i muscoli”.

A decine di anni di distanza dalla formulazione delle sue tesi, l’arboricoltura nel nostro paese risulta ancora arcaica e pratiche come il capitozzo ancora largamente diffuse e richieste.

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